68esima EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA

Il Festival dei record

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Siamo giunti alla serata finale del festival di Sanremo, godiamocela perché per noi italiani sarà l’unica finale a cui assisteremo nel 2018 e comunque la si pensi questo è stato il Festival dei record, per me è stato uno dei più brutti degli ultimi anni, ma mi inchino davanti al popolo sovrano dell’auditel. Un italiano su due era sintonizzato su rai uno, se presente a se stesso o in stato comatoso, questo non ci è dato sapere, ma in fin dei conti il festival con i mondiali di calcio sono gli unici momenti di aggregazione, in cui noi italiani guardiamo la stessa cosa. E come se il sabato sera uscissimo tutti insieme per andare a vedere lo stesso film per poi parlare dello stesso argomento il giorno dopo, al lavoro, dal parrucchiere, in metropolitana. In molti l’hanno definito un’arma di distrazione di massa, colpevole di distogliere l’attenzione dai problemi seri: le imminenti elezioni politiche, il lavoro, la turbolenta politica estera e sono certa che anche il dittatore Kim Jong-un ha gridato al complotto, il festival di Sanremo reo di oscurare le olimpiadi del disgelo tra le due Coree. Al netto di tutti questi maitre a penser più semplicemente si può affermare che è solo una sana voglia di leggerezza, non cascherà il mondo se per cinque giorni parliamo di canzoni e vestiti…dai siamo seri! Tutt’ora non ho cambiato idea sui conduttori di questo festival, Baglioni (osannato dall’intera nazione), non è stato né un conduttore né un comico, ma il suo concerto mi è piaciuto moltissimo, Favino (bravo attore) non ha il senso del palcoscenico e risulta disinvolto come un pinguino. Per la Hunziker mi è scattata invece una sana invidia: è bella, sa cantare, ballare (l’avevo potuta apprezzare già nel musical Cabaret dove è stata strepitosa) e ha pure un bel marito. Lei è stata la vera rivelazione di questo festival, sempre sul pezzo, perfetti tempi comici, padronanza del palco, non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe stato questo festival senza di lei. Credo che dopo questa esperienza che l’ha vista trionfare sia pronta per avere un programma tutto suo e non solo la co-conduzione di Striscia la Notizia, Pier Silvio è avvisato! L’unica pecca sono stati alcuni suoi outfit non sempre all’altezza, ma riflettendoci sono giunta alla conclusione che suo marito, per pura gelosia, le abbia rifilato di proposito degli abiti che l’hanno fatta apparire grassa e demodé, questa sera il pericolo dovrebbe essere scongiurato visto che sarà nuovamente Giorgio Armani lo stilista scelto per la serata conclusiva. E’ stato un festival a basso tasso di glamour, in poche hanno osato e soprattutto c’è stato un uso indiscriminato di outfit total black, quando invece è in queste occasioni che il colore può fare la differenza tra il passare inosservate e lasciare il segno. Perché se è vero, come diceva Coco Chanel, che con un little black dress si può andare dappertutto, è altrettanto vero che un total look red ad esempio può fare la differenza. Provate a presentarvi ad un party non con il solito outfit total black e vedrete che gli sguardi saranno tutti per voi, una luce in mezzo a un mare di nero.

Per la serie continuiamoci a farci del male, l’ultima serata del festival si apre con la mitica sigletta da Zecchino D’Oro, che caso mai l’avesse pensata un cantante nazional popolare, come Pupo ad esempio, l’avrebbero linciato nella pubblica piazza, ma siccome è una creatura del maestro Baglioni anche un irritante ritornello che fa: “po po po po” diventa chic e intimista.

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Il primo outfit di Michelle è uno splendido abito, ahimè black, ma di grande impatto in perfetto stile festivaliero. Abbondanti strati di balze in tulle con dettagli red che si intravedono in controluce e una buona dose di lustrini. Il fitting è perfetto così come l’acconciatura (liscia o mossa l’importante che sia sciolta for ever) e l’assenza di gioielli.

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La cantante Laura Pausini, sorprendendo tutti, è la prima ad esibirsi come super ospite sul palco di Sanremo con un abito aderente tutto luccicante, aver dato un taglio netto alla chioma le ha giovato, certo ci sono i lustrini, ma il total black con il colore scuro dei suoi capelli non è proprio il massimo, per evitare il senso di oppressione all’outfit sarebbe stato meglio un abito con le maniche in voile o senza maniche e con uno scollo più ampio. Lo scorso festival aveva osato un outfit più originale che nonostante le sue forme giunoniche le stava bene, questo è un abito che di certo non lascerà il segno.

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Entra in scena Antonella Clerici e il suo stile è subito riconoscibile: colore deciso, metri di tulle, fitting da meringa, lustrini, gioielli vistosi, acconciatura anni ottanta, apprezzabile l’essere fedele sempre a se stessa, meno al glamour.

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Il secondo outfit di Michelle è un abito lingerie brillante dallo scollo profondo, non mi stancherò mai di dire che il nude non è un colore donante per le bionde in generale, ma soprattutto per il suo tipo di incarnato e per il suo colore dei capelli. L’abito è strepitoso, in un’altra tonalità sarebbe stato la perfezione.

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Con l’entrata di Annalisa cominciano le noti dolenti, assodato che il motto: “less is more” non le appartiene questo outfit si può riassumere così: troppo e tutto in un solo abito: fiocchi, ruches, balze, fibbie, ma la cosa più grave è la sua perseveranza diabolica nel voler caricare (come se ce ne fosse bisogno) l’outfit con i bijoux. Lei però conferma quello che ho detto appena scritto sul color nude, Annalisa è la prova lampante di come questo colore su una carnagione più ambrata e con una chioma più scura risulti sofisticato ed elegante. Provate ad immaginare cosa sarebbe stato l’abito di Michelle indossato da Annalisa, una bomba.

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Non si può certo dire che Ornella Vanoni in questo festival abbia perso il sonno, come tutte le donne, sulla fatidica domanda: “stasera cosa mi metto?”, ha scelto lo stesso outfit con un colore diverso per ogni sera, per la finale è toccato al blu royal salire sul palco dell’Ariston.

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Fiorella Mannoia rimane nella sua comfort zone indossando uno dei suoi soliti tailleur pantaloni, stasera è in velluto nero e un bustino in lamè. Anche il suo outfit non lascerà il segno, troppo banale.

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Nina Zilli si propone in versione carnascialesca e diventa una perfetta colombina, sembra più un abito teatrale adatto alla protagonista di una commedia di Goldoni che per una cantante che si presenta ad un festival canoro. L’orlo è troppo corto e i gioielli, che sarebbe stato meglio evitare, sono di un color verde che “sparano” con il candore dell’abito.

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Noemi si presenta con un abito dal sapore gotico, una scelta stilistica del tutto sbagliata per il contesto sanremese, però devo ammettere che è stata l’unica, dopo il flop della prima sera con quell’inguardabile jumpsuit, ad approdare verso outfit più in linea con la sua silhouette. Anche l’abito di stasera è morbido, ricco nella parte superiore e con un profondo scollo che verticalizza la figura, tutto quello che si deve indossare per valorizzare un busto più esile rispetto a fianchi più abbondanti.

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Anche il terzo outfit di Michelle è splendido, come il primo ahimè è black, ha la stessa dose di lustrini, mentre il tulle è servito per creare delle maniche strutturate, ma la sensazione che danno all’abito è di assoluta leggerezza. Il fitting è più aderente rispetto al primo con un leggero strascico, devo ammettere che anche se l’acconciatura è raccolta è perfetta per questo outfit, perché i capelli sciolti sarebbero stati una sovrapposizione sgradita per il decolté e le maniche dell’abito. Mi dispiace che solo dopo pochi minuti abbia scelto di togliere le maniche che invece davano quel twist all’abito rendendolo più originale e meno scontato.

Prevedibile la vittoria di Ermal Meta e Fabrizio Moro, in una società attenta alle diversità ha trionfato una canzone diversamente inedita, una vittoria che Baglioni non è stato nemmeno capace di annunciare con il dovuto pathos. Mi dispiace per Lo Stato Sociale che si sono dovuti accontentare, si fa per dire, soltanto del secondo posto e del premio della sala stampa, sono stati l’unica nota originale che ha svegliato letteralmente il pubblico in sala e quello a casa, ogni loro esibizione è stata un vero e proprio show sempre originale e spiazzante. Bene siamo giunti alla fine di questa maratona sanremese, il pistolotto su Sanremo ve l’ho anticipato all’inizio di questo articolo per la paura di non riuscire ad articolare un pensiero di senso compiuto dopo cinque giorni e poche ore di sonno alle spalle. Quasi quasi mi dispiace che sia finita questa maratona di stile e stili…mi starò mica trasformando in un Enrico Mentana della moda?

T. Velvet

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