20 GIUGNO, GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO

Angelina Jolie testimonial di un campo profughi, per non dimenticare che c’è ancora guerra nel mondo

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La sofferenza delle guerre è tangibile, benché lontana da noi, dalle immagini che ci arrivano dai media, a cui siamo tristemente abituati e che guardiamo con distacco in quanto non ci stupiscono più. Echi di pianti di madri e bambini che non riusciamo neanche a sentire, perché sovrastati dal frastuono del mondo e superati dal trascorrere veloce del tempo, con il suo turbinio di eventi. In questi giorni, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, l’Unhcr (Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati), per testimoniare la realtà dei rifugiati di guerra siriani, ha inviato l’attrice americana Angelina Jolie nella città di Mosul, dove le strade sono ancora devastate dai bombardamenti, con gli edifici distrutti e un lento processo di ricostruzione. L’escursione dell’inviata speciale riporta a gran voce alla ribalta la realtà della guerra e le condizioni di vita delle famiglie nel campo profughi di Domiz, nel nord Iraq. Qui sono accolti 33mila sfollati da tutta la Siria nel corso dei sette anni di guerra: si tratta infatti di uno dei più vasti campi profughi presente nel territorio del Kurdistan iracheno. Aperto nel 2012, è predisposto ad ospitare mille famiglie. Oggi ne contiene 5mila, con in media 5 bimbi per famiglia.

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La Giornata Internazionale del Rifugiato - dedicata a chi è fuggito, espulso dal proprio Paese d’origine a causa di discriminazioni razziali, politiche, religiose o perseguitato a causa delle guerre – è stata indetta dalle Nazioni Unite. Venne celebrata per la prima volta il 20 giugno del 2001, per portare l’attenzione su tutti quei bambini, uomini e donne che trovano ospitalità in un Paese straniero che riconosce legalmente il loro status. Questa Giornata è stata voluta dall’ONU al fine di intensificare gli sforzi di tutti per prevenire e risolvere i conflitti, dunque per contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati, richiamando l’attenzione sul valore dell’accoglienza, con l’accento su parole chiave quali sicurezza, paura, invasione, radici.

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Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno stilato la convenzione ONU del 1951 relativa allo stato di rifugiato. Dalla Carta Europea dei diritti, l’art. 22 al punto 2 sancisce: “Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea, è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza…”.

Molte le manifestazioni che si svolgono oggi in ogni parte del mondo, volte a simboleggiare l’unione tra le varie differenze etniche. Momenti condivisi anche nelle comunità parrocchiali e negli ambienti sportivi, per rafforzare l’incontro tra comunità e rifugiati. L’aiuto e il sostegno morale e concreto devono essere convalidati dalla conoscenza delle molteplici problematiche di questi uomini e donne sfortunati. Attraverso la cultura e la conoscenza delle motivazioni legate a tutti coloro che rinunciano o perdono le proprie radici, è possibile sfatare l’idea che ritiene il rifugiato, il migrante, il profugo, un delinquente, colui che arriva sul barcone sfidando il mare per invadere il territorio altrui e depredarlo. E’ nostro precipuo dovere costruire una civiltà di un Paese democratico, che difenda i deboli.

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La lotta per l’inclusione sociale dei rifugiati è un lavoro che si svolge quotidianamente a fianco delle istituzioni pubbliche e del privato sociale. E’ un percorso condiviso tra la cittadinanza e i richiedenti protezione, costretti a fuggire dal loro Paese.

Susy Tolomeo

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