15362 i morti in Italia

Locatelli:calano ricoveri in terapia intensiva. Burioni: "Tutti dovremo girare con le mascherine nei prossimi mesi"

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cms_16915/5.jpgCalano gli accessi in terapia intensiva per l’emergenza coronavirus. "Oggi per la prima volta c’è un dato molto importante, il numero di pazienti in terapia intensiva diminuisce. Questo consente ai nostri ospedali di respirare, è il primo valore negativo da quando abbiamo avviato la gestione dell’emergenza" ha detto in conferenza stampa il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli. Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile nelle ultime 24 ore ci sono stati 681 morti, per un totale di 15362. Nel complesso i positivi sono attualmente 88274 (+2886), mentre i guariti sono 20996 (+1238). Diminuiscono le persone ricoverate in terapia intensiva: 3994, -74 rispetto a ieri. "Oggi per la prima volta c’è un dato molto importante, il numero di pazienti in terapia intensiva diminuisce. Questo consente ai nostri ospedali di respirare, è il primo valore negativo da quando abbiamo avviato la gestione dell’emergenza", ha detto il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli. Le persone attualmente ricoverate con sintomi sono 29010, in isolamento domiciliare 55270. Il totale dei tamponi eseguiti è di 657224. I casi totali dall’inizio dell’emergenza sono 124632.

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Il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, ha spiegato che "dal 27 di marzo a oggi, quindi su arco di 9 giorni, siamo passati da più di 120 accessi alle terapie intensive a un saldo negativo di 74 soggetti, cioè abbiamo 74 malati che non sono più oggi nelle terapie intensive rispetto al numero di ieri. E abbiamo anche un numero di deceduti da 970 sempre del 27 marzo ai 680 attuali".

"Ma ancora una volta - ha ribadito - valga il messaggio forte che questo non deve essere minimamente letto come il messaggio che abbiamo superato la fase critica e che il pericolo è scampato. Non abbiamo scampato nulla, questa è solo la dimostrazione che le misure sono servite per ridurre la diffusione epidemica, il numero di morti e di chi deve fare ricorso a terapie intensive".

"Secondo uno studio attendibile almeno 30mila vite umane sono state salvate grazie alle misure adottate" ha detto Locatelli.

"Per un po’ di mesi dovremo convivere con Covid-19" ha poi affermato il presidente del Consiglio superiore di sanità accennando alle strategie in vista dell’allentamento. L’obiettivo per arrivare a questo punto è far scendere l’indice di contagiosità, il cosiddetto R0, "che nel periodo di massima diffusione era a livello di 3, adesso ha raggiunto il valore di 1. Ora puntiamo ad abbassarlo al di sotto di 1" prima di pensare ad un allentamento, ha spiegato ai giornalisti Locatelli. "Ma stiamo già studiando la strategia" per la cosiddetta fase 2.

"Abbiamo avuto una teleconferenza ieri con i colleghi tedeschi per confrontarci su come si sta gestendo nei rispettivi Paesi l’emergenza Covid-19. C’è stato un confronto scientifico anche sull’approccio agli studi di sieroprevalenza" e sull’implementazione di una forte attività di medicina territoriale, e del digital health per una miglior gestione territoriale dei soggetti" in assistenza domiciliare. Un ruolo importante lo avranno anche i test di sieroprevalenza, ha aggiunto l’esperto. "Vogliamo proporre una strategia da condurre in collaborazione con le Regioni, con loro lavoreremo e auspichiamo che quanto andiamo a definire nel Cts trovi la massima collaborazione con le Regioni. E’ un momento per lavorare in maniera coesa e compatta, tutti assieme".

Quanto agli studi clinici, "da quando si è insediata la commissione tecnico scientifica, il 17 marzo, sono state valutate 53 proposte di studi clinici o di trial e 8 di questi studi sono stati approvati e conseguentemente dopo l’ottenimento dell’approvazione del comitato etico dello Spallanzani hanno iniziato reclutamento pazienti. Ci sono 9 studi che sono stati presentati nella giornata di ieri e saranno oggetto di rapida valutazione, per la quale sottolineo il ruolo importantissimo dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa)".

"Delle 53 proposte 17 non sono state approvate per mancanza di un solido razionale e questo documenta la serietà dell’approccio e il rigore. Il resto delle proposte sono state ritirate o è stata richiesta documentazione addizionale o un chiarimento da parte degli sperimentatori", ha precisato Locatelli.

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"Nei prossimi mesi dovremo girare tutti con le mascherine". Non ha dubbi il virologo Roberto Burioni, docente dell’università Vita-Salute San Raffaele, che all’Adnkronos Salute spiega: "Le raccomandazioni possono cambiare nel tempo e variano via via che aumenta la conoscenza di questo che è un nuovo virus. Ora sappiamo due cose: si tratta di un virus molto contagioso e le mascherine chirurgiche ostacolano tantissimo la sua diffusione. A dircelo è uno studio pubblicato proprio ieri su ’Nature Medicine’", sottolinea il virologo. E questo non solo per proteggerci, ma per proteggere gli altri. "Dunque le mascherine saranno presidi fondamentali nei prossimi mesi. Perché non sappiamo ancora quando potremo uscire, ma speriamo il prima possibile. E dobbiamo essere pronti".

"Basta con i ritardi e la burocrazia: quando riprenderemo, tra 15-20 giorni, un mese - insiste - dobbiamo essere in condizione di poter indossare tutti le mascherine". Il virologo sottolinea poi l’importanza di questa fase per preparare il Paese alla battaglia che ancora ci aspetta contro Covid-19. Perché il virus non sparirà all’improvviso. "Dovremo essere pronti a fare tanti test per identificare gli infetti, a isolarli e a sfruttare le possibilità offerte dal tracciamento elettronico dei contatti. Ben sapendo che si è infettivi anche prima di mostrare i sintomi e da asintomatici. Dunque, anziché chiederci quando potremo uscire, facciamoci trovare pronti per quando sarà", dice Burioni.

Il virologo ribadisce poi che "è fondamentale proteggere gli operatori sanitari". Con 80 medici morti e 11.252 operatori sanitari contagiati - e i medici di famiglia della Fimmg sul piede di guerra che minacciano di chiudere gli studi - "non c’è più tempo: dobbiamo proteggere i nostri operatori sanitari. Come tutti i lavoratori che non possono stare a casa nell’emergenza Covid-19, ma anche di più: se si ammalano vengono a mancare elementi fondamentali per la lotta al virus, e oltretutto possono contagiare i loro pazienti. La difesa degli operatori sanitari, e dei medici di famiglia, deve essere una priorità".

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