"No a choc fiscale", monito Corte Conti

"Senza soluzione ex Ilva chiuderà" - Rottamazione flop - Alitalia, muro contro muro - Toninelli: "Nessun bando per Tav"

27_6_2019_Notizie_daLL_Italia.jpg

"No a choc fiscale", monito Corte Conti

cms_13294/Corte_dei_Conti_ftg.jpg

Serve una riforma fiscale ma non uno choc. A sottolinearlo è stato il procuratore generale della Corte dei Conti Alberto Avoli, che, nella sua requisitoria alla cerimonia di presentazione della Relazione sul Rendiconto Generale dello Stato 2018, ha spiegato: "Alcuni economisti propongono addirittura misure radicali, chiamate a fini mediatici come shock fiscale, in realtà, una massiccia azione di decremento delle aliquote dell’imposizione diretta in favore di imponibili medio-bassi".
"Dai dati contabili emerge con chiarezza la grave situazione di indebitamento che grava sul nostro Paese, indebitamento che ha origini lontane e che, nella sostanza, continua a crescere", segnala ancora Avoli sottolineando: "L’indebitamento ha un costo finanziario ’’gigantesco’’, in senso di corresponsione di interessi, di perdita di credibilità del sistema Paese, di ostacolo alle politiche di sviluppo". Poi il monito: "Il debito attuale finirà con il colpire le generazioni future, forse addirittura tre o quattro, violando quel patto intergenerazionale che la Corte costituzionale ha avvertito essere un preciso valore tutelato dalla medesima Carta".

"Il nostro Paese ha certamente le capacità per fronteggiare la grave situazione finanziaria e di bilancio" ma "queste capacità hanno bisogno di scelte coraggiose, coerenti con una strategia che preveda una serie di misure fra loro interconnesse, sapientemente cadenzate nel tempo e articolate in una pluralità di passaggi intermedi", è l’indicazione che arriva da Avoli che, richiamandosi all’impegno che occorre per scalare montagne alte come le Dolomiti, quindi distribuendo "forza, impegno" e utilizzando "cautela", sottolinea come "il debito diventa sostenibile se accompagnato da scelte che diano certezza al Paese e agli investitori chiamati a sostenerlo, in attesa che si produca la ricchezza necessaria".

Quanto all’autonomia ci sarebbero "effetti assai deleteri" se portasse crescita "solo in alcune regioni". "L’autonomia trainante - ha aggiunto Avoli - può avere un senso istituzionale proprio se ed in quanto si erge come locomotiva per tutte le autonomie ordinarie, ponendosi come volano di crescita e di sviluppo". "Assai deleteri sarebbero, invece, - ha argomentato il Procuratore generale della Corte dei Conti - gli effetti delle autonomie trainanti, se essi finissero per far crescere solo alcune Regioni, chiuse in una visione territoriale puramente localistica, fra l’altro a lungo andare perdente in un contesto europeo e mondiale sempre più incentrato su aggregazioni trasversali, economiche, finanziarie ed anche sociali e culturali".

"Senza soluzione ex Ilva chiuderà"

cms_13294/ilva_ftg_operai.jpg

Senza una soluzione al problema della protezione legale lo stabilimento dell’ex Ilva chiuderà a Taranto il 6 settembre. Ad annunciare la decisione è stato l’ad di ArcelorMittal, Geert Van Poelvoorde.

"L’entrata in vigore del Decreto Crescita non consentirebbe ad alcuna società di gestire l’impianto oltre il 6 settembre, una data che è stata fissata dal governo, a meno che non sia garantita la necessaria tutela ambientale" spiega poi in una nota ArcelorMittal Italia, precisando "che non sarebbe possibile per nessuna società gestire lo stabilimento di Taranto senza identificare una soluzione costruttiva all’attuale contesto, come comunicato la settimana scorsa da ArcelorMittal Sa".

"Le ragioni alla base di questa affermazione sono illustrate nelle dichiarazioni delle ultime settimane e si riferiscono al periodo necessario per l’attuazione del piano ambientale durante il quale sono richieste e sono attualmente in vigore le tutele legali", sottolinea ancora ArcelorMittal nella nota.

"ArcelorMittal è aperta al dialogo con il governo e continua a sperare in una conclusione soddisfacente che consenta all’azienda di continuare a investire in modo significativo nell’industria siderurgica italiana" prosegue la nota.

Immediata la replica del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio: "Io non accetto ricatti. Qui la legge è uguale per tutti - avrebbe detto ai suoi collaboratori Di Maio, a quanto si apprende da fonti di governo -. Ilva resti aperta, non hanno nulla da temere, le soluzioni si trovano" .

Dura anche la reazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini: "Ilva? Non ci possiamo permettere la chiusura - ha detto a ’Porta a Porta’ -. Sono 11 mila posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti. Per carità la tutela ambientale ma gli imprenditori arrivati adesso hanno ereditato una situazione disastrosa e in nove mesi non possono sistemarla. Il ministro di Maio mi assicura che Ilva non rischia, io mi fido".

Intanto, riferiscono fonti del Mise, il 4 luglio prossimo è stato fissato al ministero un incontro con il management di ArcelorMittal.

Secondo fonti del Mise "l’avvio della Cig per i lavoratori dell’Ilva tramite comunicato stampa un atteggiamento irresponsabile che mina l’equilibrio sociale del territorio di Taranto. Un equilibrio messo già a dura prova in questi decenni e che crea allarmismo e tensione, frutto anche delle dichiarazioni dell’ad di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde, sulla presunta chiusura dello stabilimento".

"Vogliamo trovare una soluzione assieme ad Arcelor Mittal visto che, come già detto, l’azienda era stata informata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell’immunità penale introdotta nel decreto-crescita, alla luce della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip di Taranto l’8 febbraio scorso sui diversi provvedimenti (tra cui proprio l’immunita’ penale) emessi dai Governi precedenti per salvare lo stabilimento siderurgico", sottolineano le stesse fonti.

Intanto il Pd fa sapere di aver chiesto, "attraverso Emanuele Fiano, che il ministro del Lavoro e Sviluppo economico Luigi Di Maio si rechi immediatamente in Aula per riferire sull’annuncio dell’ad di ArcelorMittal".

Rottamazione flop

cms_13294/Agenzia_entrate_FTG_3-4-3812600264_3-4-3887930078_3-4-4100953203_3-4-4167563919_3-5-714924574_3-5-1038248940.jpg

La rottamazione delle cartelle, per ora, si sta rivelando un flop. Rispetto alle attese, di un introito che avrebbe dovuto raggiungere 21,8 miliardi nel 2018, l’incasso effettivo si è fermato a meno della meta: 10,4 miliardi di euro. I dati sono contenuti nelle tabelle della Corte dei conti che accompagnano il Rendiconto generale dello Stato, e sono relativi alle richieste presentate entro il 21 aprile 2017.

Secondo i dati della magistratura contabile senza la sanatoria nelle casse dello Stato sarebbero dovuti entrare 45,4 miliardi di euro; che sono scesi a 26,3 miliardi, grazie allo ’sconto’ applicato, pari a 19,1 miliardi. Dei 26,3 miliardi di incasso atteso la maggior parte, pari appunto a 21,8 miliardi, sarebbe dovuto arrivare entro lo scorso anno ma, a conti fatti, la quota effettivamente riscossa si è fermata a meno della metà. All’appello mancano quindi 11,4 miliardi di euro.

Alitalia, muro contro muro

cms_13294/alitalia_aereo_ftg12.jpg

Dopo il vertice a Palazzo Chigi, con la presa di posizione dei Cinque Stelle sulla necessità di revocare la concessioni ad Autostrade, pare chiaro che anche la partita Alitalia, con il possibile ingresso di Atlantia, la Holding che controlla Autostrade per l’Italia, si fa tutta in salita. Dalla Lega trapela malumore su questa "nuova forzatura fatta da Di Maio". Perché, spiegano fonti parlamentari "siamo di fronte all’ennesimo no da parte dell’alleato di governo".

La posizione adottata dal partito di Matteo Salvini è quella di non replicare alla linea dura del vicepremier grillino, che ha, di fatto, detto no anche al fatto che Atlantia possa investire in Alitalia. Fonti del movimento hanno fatto sapere che nel vertice di ieri a Palazzo Chigi "non si è parlato in alcun modo di far entrare Atlantia in Alitalia", anzi il Movimento "lo esclude, visto che vogliamo revocare le concessioni". La parola d’ordine dei leghisti è tacere. Ma qualcuno spiega che poi "su Alitalia la grana è di Maio. Tocca a lui trovare una soluzione, quindi dica piuttosto che cosa vuole fare".

In risposta ai malumori del Carroccio, fonti pentastellate dicono all’Adnkronos: "Dispiace che la Lega si preoccupi più di Atlantia e della famiglia Benetton che delle vittime che persero la vita nella tragedia del ponte Morandi. Non capiamo questa battaglia a difesa di un’azienda privata. Il governo era stato chiaro sulla revoca della concessione, ora ci auguriamo che nessuno voglia rimangiarsi la parole davanti al dolore delle famiglie, a quasi un anno di distanza da quella terribile tragedia". .

"Noi sulla revoca andiamo avanti come un treno - proseguono i 5 Stelle - Chi ha sbagliato deve pagare i suoi sbagli, non può restare impunito. Lo Stato non è più sordo né cieco davanti ai cittadini".

Toninelli: "Nessun bando per Tav"

cms_13294/tav_ftg_ipa.jpg

Per la Tav "Non è partito alcun bando. Si tratta di manifestazioni di interesse da parte di eventuali imprese interessate che durerà tre mesi ed ha la clausola del recesso senza oneri e senza alcuna motivazione da parte dello Stato interessato, come nella lettera scritta da Telt al presidente del Consiglio Conte e al presidente Macron". Ad affermarlo è stato il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli a margine della cerimonia di parificazione del Rendiconto Generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2018.

"Dopodiché - ha argomentato il titolare del Mit - chi afferma che sono stati aumentati i fondi europei al 55% dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dire che serve un nuovo regolamento europeo sul Cef-Connecting Europe Facility in cui devono essere deliberate e accettate le opere in cui aumentare eventualmente quei fondi ma soprattutto deve esserci un’approvazione da parte del Parlamento europeo". "Quindi bene le promesse di chi promette più soldi ma - ha affermato ancora Toninelli - dicesse agli italiani che deve passare in Parlamento europeo. Se tenere in ordine i ponti le strade e le autostrade comporterà impegnare meglio i soldi degli italiani in opere diverse dal Tav, noi combatteremo per questo" ha scandito infine.

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su