"MARCELLINA SCRIVE ... E CONDIVIDE"

IV^ Edizione del Concorso letterario indetto per la promozione del libro, della lettura e del dialetto locale

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In vetrina il saggio della 15/enne Alessia Molinari … non più “scrittrice in erba”, adesso autentica autrice di valore.

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Marcellina (Roma) Aula Consiliare - 8 Settembre 2019

Trasportata dalle ali dell’aforisma: “Le parole sono vita e così come la vita va vissuta insieme, anche le parole vanno condivise”, la Rassegna ha conseguito uno straordinario successo, in termini di partecipazione di autori, di pubblico e di gradimento. Indetta dalla Pro Loco in sinergia con la Biblioteca Comunale e l’indifferibile sostegno di un gruppone di volontari che dedicano parte del loro tempo ai …”Libri” e per l’impostazione di altri progetti in collaborazione con le Scuole e le Associazioni presenti sul territorio, l’incontro non ha colto alcuno distratto. Anzi !

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La location del Consiglio Marcellinese, Sindaco in testa, è stata stracolma di Assessori, Consiglieri, Autori e pubblico. Moltissimi gli appassionati della cultura costretti a sbirciare, per non perdere lo spettacolo, dai vicini corridoi. Tutto Ok. << Quest’anno -ha esordito la conduttrice- abbiamo "sposato" la proposta di condividere il progetto letterario "OSSA NERE" edito dalla “96, rue de la Fontaine - Edizioni di Morena Zuccalà”. Il cui contesto contempla e scaturisce in una Antologia di racconti che affrontano e svelano i "personaggi interiori" di ciascun autore. Quei personaggi, cioè, che poi spingono ognuno di noi a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro, manifestando atteggiamenti che vivono nel nostro inconscio. Nove sono gli autori invitati e che hanno partecipato al progetto: quattro sono cittadini di Marcellina e gli altri cinque provenienti da diverse località italiane (che hanno già collaborato con la stessa casa editrice). Con voci diverse, ma con comune tema, gli autori hanno prestato la loro penna per descrivere situazioni reali o immaginarie, rendendo l’antologia unica e variegata. Il progetto, - ha concluso l’animatrice- reitera la collaborazione tra la casa Editrice, la Pro Loco di Marcellina e la Biblioteca Comunale che sarà ancora una volta al centro delle prossime iniziative. >>

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Tra gli “Autori” invitati, anche la 15 Alessia Molinari -II Liceo Scientifico- che, partecipando con il suo struggente, concreto e attualissimo saggio: IO NON SONO”, ha strappato applausi a scena aperta e fatto sgorgare qualche lacrimone alle tante nonne attente in sala.

Io non sono. E’ il racconto con cui Alessia ha messo a nudo e raccontato il dramma, fortunatamente a lieto fine che ha colpito una sua coetanea, vittima di anoressia. Alessia non è anoressica, anzi, è bravissima a scuole e molto bella, alta e slanciata, gioca a pallavolo e tennis e scrive e mangia assai bene. Ma, sfruttando la sua innata verve scrittoria, ed immedesimando il dramma che ha colpito e che probabilmente continua a tormentare tante altre sue coetanee, è riuscita talmente bene ad entrare nel personaggio, al punto che, leggendo al microfono il frutto del proprio ingegno, ha sciolto la commozione dei presenti in sala costipato all’inverosimile di critici d’arte, autori, mamme, papà, nonni ed amici. Ed è stata una autentica standing ovation. Un’opera, quella di Alessia da antologia, che le ragazze dovrebbero leggere per il messaggio che trasmette e per l’insegnamento che contiene.

Inserita nel gruppo dei “Nuovi Autori”, Alessia ha confermato l’exploit dell’anno scorso. Allora è stata premiata come autrice del Libro per l’infanzia: “Voci di Wood Land” di grande successo. A cui la ragazza ha aggiunto diversi altri pezzi di autentico valore editoriale. Una vera predestinata.

Questo il suo pezzo di bravura.

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Anoressica. La parola mi riecheggia in mente. Mi tortura. Mi inganna. Io non sono anoressica. E’ evidente.

Avevo solo bisogno urgentemente di una dieta e perciò quando arrivò l’estate decisi di iniziarla.

Cominciai a concentrare tutte le mie attenzioni sul corpo e sul cibo. Ero in sovrappeso e dopo non più. Avevo raggiunto il mio obiettivo. Ero così felice! Finalmente avrebbero smesso di deridermi per il mio peso, avrebbero smesso di considerarsi superiori a me! Quando a settembre ricominciò la scuola mi presentai con fierezza sotto il mio nuovo aspetto. Mi sentivo forte perché avevo perso chili a vista d’occhio. Le mie compagne di scuola mi sorridevano e si complimentavano per il mio nuovo aspetto. Ero molto orgogliosa di me stessa, come non lo ero mai stata.

Io non sono anoressica. Ne sono certa.

Cercai semplicemente di mantenere il mio peso, inizialmente. Mi ero così impegnata per ottenerlo che non avevo alcuna intenzione di riacquistare chili. In seguito però mi vidi di nuovo grassa. Il mio corpo non mi piaceva, lo specchio era mio nemico. Lo evitavo, non mi guardavo. Decisi di dover dimagrire ancora e poi ancora. Non era una dieta adatta, però. Saltavo sempre più spesso i pasti o mi limitavo a pochi grammi di pasta. Controllavo sempre su Internet le calorie che avrei preso mangiando un pacchetto di patatine o biscotti, e molto spesso decidevo di lasciarlo da parte. Ne ammiravo i risultati. Eppure camminando per i corridoi di scuola mi accorsi che c’era qualcosa che non andava. Non mi fissavano più come un tempo, questo era certo, ma nei loro sguardi intravedevo qualcosa di diverso. Preoccupazione forse? Non la comprendevo. Non ancora. Tante domande mi giravano per la testa. Nonostante ciò non le ascoltai.

Io non sono anoressica. Lo so.

Cominciai a fare sport unicamente per perdere peso, non più per divertimento e soddisfazione personale come prima. Ogni passo che facevo sul tapis roulant era per avere un corpo più snello. Mi immaginavo sempre più magra. Era questa immagine che mi faceva andare avanti. E in seguito passavo ore e ore sulla bilancia a controllare il mio corpo. Non ero mai soddisfatta. Mi spingevo sempre al limite. Spesso finivo per sentirmi male e perdere i sensi. Ma non era un problema, l’importante era smettere di essere così pesante, così grande, così ingombrante. Giorno dopo giorno mi ritrovavo dentro una prigione che mi impediva di farmi nuove amiche, di indossare qualcosa di femminile oppure semplicemente di stare bene con me stessa. E la cosa peggiore è che quella prigione l’avevo costruita io, con le mie stesse mani.

Io non sono anoressica.

Quando i miei genitori si accorsero del mio problema cercarono di farmi ragionare. Fu tutto inutile, non volli sentire ragioni. Ero in grado di rimanere seduta a tavola per ore senza toccare cibo. Perciò iniziarono a controllarmi, a presentarmi sempre più spesso del cibo incitandomi a mangiarlo. Arrivai al punto di far mangiare alle mie compagne di classe la merenda che mia madre mi forzava a prendere, dato che al ritorno da scuola mi avrebbe svuotato lo zaino per controllare se avessi mangiato. Mi addolorava mentirle, ma non avevo intenzione di prendere di nuovo peso, di tornare ad essere come prima. Una volta, per vederla allegra, mi forzai a mangiare un pacchetto di cracker. Il suo sorriso fu splendente, come non lo vedevo da molto tempo, ma in seguito mi sentii in colpa e corsi per tutto il tragitto verso la scuola, con lo scopo di perdere quelle poche calorie che mi ero concessa di far entrare nel mio corpo.

Io sono anoressica.

Me ne resi conto solamente quando vidi mia madre piangere. Probabilmente non mi aveva sentito tornare da scuola. Era seduta sul proprio letto, il viso bagnato dalle lacrime, il cuore a pezzi. Non l’avevo mai vista in quello stato. Era sempre stata il mio punto di riferimento. La vedevo forte, intoccabile. Non l’avevo mai vista piangere. Mio padre le stava accanto, le circondava le spalle con un braccio. La consolava, le diceva che avrei risolto tutto. In quel momento qualcosa dentro di me, quel qualcosa che in precedenza si era rotto, tornò a funzionare. Quel giorno tornai a mangiare. Dovetti fare molti sforzi, ma ce la feci. Fu un cammino in salita, fatto di terapie e di incontri con dietisti, dottori e psicologi. All’inizio credevo che non mi servisse aiuto e che potessi fare tutto da sola, con la mia forza di volontà. Poi però mi resi conto che da sola non ce l’avrei fatta. Non che fossi sola: ero circondata da persone che volevano il meglio per me e che cercavano di aiutarmi in tutti i modi. Lentamente ritrovai in me stessa la voglia di andare avanti, l’amore per la vita e il mio corpo. Ritrovai dentro di me il coraggio. Precedentemente credevo di conoscere il coraggio e il suo significato. Ora so che invece non era così.

Io ero anoressica. Ora non lo sono più.

Giancarlo Giulio Martini

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