"Carosello. Pubblicità e Televisione 1957-1977" a Villa dei Capolavori (Parma)

Per ripercorrere la storia dei consumi e i sogni degli italiani

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Avrà luogo presso la Villa dei Capolavori- sede della Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo, presso Parma - nei giorni 7 e 8 settembre, la prima esposizione legata al mondo della pubblicità e alla sua espansione, in particolare, nel periodo che va dal 1957 al 1977. Un’occasione, questa, per ricordare la nascita e l’evoluzione della comunicazione pubblicitaria, consentendo al visitatore di comprenderne appieno le prime mosse, fin dai primi schizzi e bozzetti. Se in quella prima tappa della storia della pubblicità fu possibile ammirare le creazioni di cartellonisti come Leonetto Cappiello, Sepo, Marcello Dudovich o Plinio Codognato - per citarne alcuni tra i principali - questa nuova occasione espositiva permette di continuare a seguire l’evoluzione della storia della grafica pubblicitaria e del manifesto con grandi designer come Armando Testa, Erberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo Iliprandi, Pino Tovaglia, affiancandola a un nuovo media - la televisione - che con Carosello mosse i primi passi nel mondo della pubblicità.

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Attraverso una serie di schermi sparsi per le varie sale espositive, si potrà ripercorrere l’unicità e l’innovazione degli inserti pubblicitari di Carosello, vincolati in quel tempo a rigide regole di novità e lunghezza.

Si potrà ammirare anche una selezione dei principali oggetti promozionali di quell’epoca, come l’ippopotamo Pippo, o i gonfiabili di Camillo il Coccodrillo, della Mucca Carolina, di Susanna tutta Panna completano la presentazione della pubblicità dei primi trenta anni della seconda metà del Novecento. A questi emblematici personaggi si deve il successo di Carosello; quegli stessi personaggi che Umberto Eco, nel suo saggio Ciò che non sappiamo della pubblicità televisiva, riteneva essere personaggi ambigui ed esili, di personaggi cioè che, a differenza degli eroi e dei personaggi mitologici tradizionali, non erano «portatori di un’idea» e avevano perso «la nozione di ciò che dovevano simboleggiare». Proprio tale debolezza comunicativa ha consentito a tali figure di integrarsi ed esaltare alla perfezione la società di massa nascente, facendo del loro status di “icone vuote” il loro punto di forza.

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Carosello ha segnato una vera e propria svolta nell’immaginario collettivo degli italiani: sebbene fosse trasmesso in bianco e nero, esso aveva in sé tutti i colori dei nuovi consumi, dei beni luccicanti che, prima considerati un lusso, risultavano ora “a portata di tasca” per la maggior parte degli italiani. Parliamo soprattutto di lavatrici, frigoriferi, automobili, alimenti in scatola ecc.

Carosello non era quindi una semplice pubblicità, bensì l’emblema di un nuovo “paesaggio incantato”, fatto di benessere e consumo, dopo un periodo di forte depressione socio-economica quale fu il dopoguerra. Seppure vincolato dalle rigide norme imposte dalla Rai puritana dell’epoca, ha comunque potuto mostrare le gratificazioni e le diverse fonti di piacere che erano contenute nei nuovi beni di consumo. Forse non è un caso che a Carosello lavorassero insieme i migliori creativi e le migliori intelligenze del teatro e del cinema italiano dell’epoca.

Nicola D’Agostino

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