“ PIANO CASA”

Edifici di pregio storico, esclusi dagli ampliamenti

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“Il piano casa”, introdotto nel 2008 dal governo Berlusconi(poi modificato, e adottato dalle regioni), è finalizzato all’ampliamento di alcune abitazioni, in presenza di determinati requisiti, fino ad un massimo del 20% della superfice esistente; in tal modo si favorisce la soluzione alle esigenze di maggiori spazi, per le famiglie, che non sono in grado di sostenere costi più onerosi, come l’acquisto di una nuova casa.

La norma prevede, anche il cosidetto”premio volumetria”, ovvero, la possibilità, in caso di interventi straordinari di demolizione e ristrutturazione, di realizzare e sviluppare, una volumetria in più del 35%, rispetto all’esistente.

Le agevolazioni “del piano casa”, non valgono, comunque, in tutti i casi; sono escluse le aree industriali, artigianali e annonarie, incompatibili con le funzioni residenziali, in quanto sarebbe fuori luogo abbattere un capannone e, con un cambio di destinazione d’uso, realizzare fabbricati residenziali, con il premio volumetria “ del 35%”.

Queste sono le linee guida del piano casa, mentre altri casi specifici vengono discussi e ratificati dai consigli comunali, soprattutto delle grandi città, laddove si ritiene opportuno di intervenire con l’esclusione dagli incentivi di incremento di volumetria.

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E’ il caso di Bari, dove il consiglio comunale, ha accolto la proposta di un emendamento, con il quale si escludono dal piano casa e quindi, dalla possibilità di demolire e ricostruire, con un aumento di volumetria, anche gli edifici appartenenti al patrimonio storico e architettonico della città e, che sono ubicati in gran parte nei quartieri Murat, Libertà e Madonella; l’intento è quello di preservare e salvaguardare edifici di “pregio storico” nel contesto cittadino da forme ritenute speculative, che andrebbero a cancellare un identità e una traccia storico-culturale della città.

Questo intento non deve, però, tradursi in un vincolo perentorio e di ampia applicazione, perché ciò determinerebbe un ulteriore freno al settore edilizio, che nel lungo periodo di crisi, tuttora presente, ha avuto sfogo soltanto nelle iniziative di ristrutturazione e di ammodernamento di unità immobiliari.

Sarebbe bene, quindi, che venga fatto, in tempi brevi, un elenco dettagliato e approfondito e senza generalizzare più di tanto, in modo che si lasci il giusto spazio al “riuso e alla rigenerazione”; nel caso specifico della città di Bari, la ricerca di edifici e fabbricati di pregio storico- architettonico, nonché quelli già vincolati dalla soprintendenza, può ritenersi giusto e importante, nel quartiere Murat, perché trattasi del contesto cittadino centrale, e dalle radici storiche indiscutibili ma, per quanto riguarda i quartieri Madonella e Libertà, ritengo che si possa sorvolare e lasciarli liberi da vincoli, dando spazio alla demolizione e ricostruzione, perché si tratta di fabbricati semplicemente vetusti e, quindi, da riedificare e procedere ad un ammodernamento di tali aree, rendendole più funzionali e vivibili.

La strada da perseguire, a mio modesto avviso, è quella di intervenire con il giusto e dovuto equilibrio ovvero, da un canto perseguire l’obbiettivo della tutela dell’identità storico culturali delle città, dall’altro canto non bisogna puntualizzare troppo, perché si snaturerebbe lo spirito di una legge finalizzata a consentire l’ampliamento delle abitazioni (laddove è possibile), per venire incontro alla necessità di maggiori spazi delle famiglie, nonché la possibilità di demolire e ricostruire( sempre ove è possibile) che, di riflesso produce opportunità di lavoro e di movimentazione dell’indotto del settore edilizio.

Antonio Iasillo

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