“Visioni dell’Inferno”

“Visioni dell’Inferno” I contributi di Gustave Doré, Robert Rauschenberg e Brigitte Brand

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Dal 28 febbraio al 28 giugno prossimo, il Palazzo Roncale di Rovigo ospiterà una rievocazione della prima Cantica dantesca a cura di tre artisti internazionali: Gustave Doré, Robert Rauschenberg e Brigitte Brand. La mostra, intitolata “Visioni dell’Inferno”, prende in analisi l’introduzione e tutti i 33 canti del capolavoro della cultura italiana.

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Gustave Dorè (presente in mostra con le tavole di una grande collezione parmense) è riuscito nella impresa di rappresentare in segni grafici e forme, quanto i versi di Dante hanno espresso in una delle opere poetiche più elevate di ogni tempo. E proprio le illustrazione realizzate per l’Inferno sono - afferma Alessia Vedova - il suo vero capolavoro tanto da essere entrate a far parte dell’immaginario collettivo”. Théophile Gautier, a lui contemporaneo, scriveva che Doré sapeva “vedere le cose dalla loro angolatura bizzarra, fantasiosa, misteriosa...” e che “possedeva un occhio visionario che sa liberare il lato segreto e singolare della natura”.

Per rappresentare il suo Inferno, Rauschenberg scelse la tecnica del disegno di riporto (transfer drawing), combinando i suoi disegni e acquerelli con immagini trasferite dalle pagine di riviste patinate.
Egli - scrive Barbara Codogno - riporta a galla l’Inferno, contestualizzandolo in una dimensione contemporanea. Le immagini “sorgente” usate da Rauschenberg mettono infatti in relazione la vita politica e l’anima sociale americana del Dopoguerra con la narrazione epica di Dante, entrambe unite da un’ineluttabile discesa agli inferi”.

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Le tavole del Dante’s Inferno esposte sono parte della tiratura che Rauschenberg autorizzò al gallerista Lucio Amelio. La cartella destinata a questa mostra era quella personale del celebre gallerista.
Accanto a due cicli celeberrimi, la mostra propone una prima assoluta. L’Inferno letto con la sensibilità dei nostri tempi dall’artista tedesca Brigitte Brand, che ha scelto il Parco di un altro fiume, il Sile, come buen retiro per realizzare questa sua monumentale opera. “La potente fascinazione dell’Inferno dantesco l’ha portata - scrive Verginia Baradel - a rielaborare il bagaglio dei suoi appunti visivi sulla Commedia umana, osservata alle diverse latitudini del pianeta, con i luoghi e le figure del primo Cantico del Poema. Nella trasfigurazione, piccoli segni vaganti in spazi sulfurei e vorticosi sembrano narrare le vicende e i protagonisti dei canti, ora sollevati da onde di colore, ora affiancati da citazioni iconiche legate alla vita quotidiana”.

Nicola D’Agostino

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