“STORIA DI STORIE DIVERSE”

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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INTRODUZIONE

Ogni capitolo scritto è una parte di una sorta di autobiografia professionale in cui vi è, a tratti, anche la descrizione di momenti di vita personale.

“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili, ma anche con innegabili potenzialità. Si narrerà del loro percorso scolastico e delle difficoltà incontrate, si spiegherà quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola primaria e quanti ostacoli si frappongano alla sua reale attuazione.

Le storie degli alunni si intrecceranno ad altre storie, a quelle familiari, a quelle scolastiche di compagni e insegnanti.

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1° CAPITOLO

Laura è una studentessa universitaria, deve sostenere ancora tanti esami prima di laurearsi, al tempo stesso ha già una famiglia, una casa ed un marito. La madre la invoglia, abbastanza insistentemente, ad iscriversi al concorso di scuola primaria. E’ anche lei maestra e nella figlia ravvede caratteristiche adatte a questa professione.

Laura supera il concorso di scuola primaria senza una specifica preparazione, se non quella universitaria. Si prepara da sola alle prove scritte e le supera con un’ottima votazione e senza la necessità di copiare, diversamente dagli altri candidati.

Sono mesi pesanti di studio quelli che seguono e che serviranno alla preparazione della successiva prova orale. Laura si affida ad un direttore didattico per superare la seconda prova. Studia anche dieci ore al giorno, senza mai uscire, se non per seguire le lezioni.

Suo marito non condivide, non comprende che si tratta di momento di sacrificio. Anche la prova orale è superata brillantemente. Laura ha la certezza, prima o poi, di entrare nel mondo della scuola.

Successivamente segue un corso universitario, di durata biennale, per essere insegnante specializzata nel sostegno pedagogico-didattico nella scuola primaria.

Laura entra direttamente nella scuola senza essere stata mai supplente e senza esperienza lavorativa. La sua vita, allora era totalmente diversa da quella attuale e lei non avrebbe mai immaginato che sarebbe cambiata profondamente, al punto da doverla ricostruire dalle sue fondamenta.

Il destino, si sa, è beffardo e pone Laura di fronte a nuovi scenari.

Nei primi giorni di settembre firma il contratto a tempo indeterminato e diventa insegnante di sostegno nella scuola primaria. Lo è tuttora. Ricorda, con dolcezza, la sua iniziale ingenuità, rivede quella ragazza giovane e inesperta di soli ventisei anni.

Il primo caso che le viene affidato è quello di un alunno videoleso.

Marco porta occhiali con lenti spesse, da come si è sviluppato il suo corpo e dal suo modo di muoversi si comprende che gli è mancata, quasi del tutto la vista, nella fase dello sviluppo.

Bambino intelligente e gioviale, segue la programmazione di classe e quindi svolge le stesse attività dei compagni, ma non accetta la presenza dell’insegnante di sostegno al suo fianco, come spesso accade quando non vi è la presenza di un ritardo mentale.

I bambini, infatti, vivono come stigmatizzante la presenza di un insegnante al loro fianco. Desiderano sentirsi uguali agli altri e in questo sono influenzati dal desiderio dei genitori, desiderio che, per certi aspetti, è legittimo.

Infatti, uno degli attuali alunni di Laura, le ha chiesto quest’anno, esplicitamente: “Maestra io ti voglio bene, mi sento legato a te, ma non voglio stare più seduto accanto a te, voglio stare seduto da solo e tra i miei compagni”. Laura rimane per un attimo interdetta, poi prova un senso di felicità. Il suo alunno, dopo quattro anni di lavoro impegnativo, fianco a fianco, le sta chiedendo di essere autonomo. Ha raggiunto un grande traguardo.

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Marco è ipovedente, ovvero ha un residuo visivo estremamente basso e destinato, nel tempo, a ridursi ulteriormente fino a raggiungere la cecità. Il bambino, infatti, è portatore di una patologia oculare degenerativa.

La scuola riesce ad acquistare per lui un nuovo strumento tecnologico, il videoingranditore. Esso consente di poggiare su un ripiano qualsiasi cosa si voglia leggere e necessiti di essere ingrandita. L’ingrandimento avviene su un monitor, di cui lo strumento è dotato.

Anche se lo si presenta come uno strumento di cui farà uso l’intera classe, Marco intuisce subito che è destinato a lui e si rifiuta di utilizzarlo, preferisce far compiere sforzi incredibili ai suoi occhi, pur di non veder messa, ancor più in evidenza, la sua disabilità davanti agli altri.

Gli alunni disabili chiedono e desiderano fortemente di essere trattati come delle persone normali. A volte, per l’insegnante di sostegno, diventa difficile intervenire didatticamente e poter svolgere un lavoro di individualizzazione del percorso scolastico. Marco rifiuta anche le schede ingrandite, chiede sempre di procedere autonomamente.

La forza di volontà e gli sforzi che questi alunni compiono, per cercare di rimanere al passo con gli altri, sono incredibili. Non si può che provare ammirazione verso di loro. Alcuni, dopo anni di lavoro, hanno ormai recuperato totalmente, pur non avendo avuto lo stesso punto di partenza degli altri.

Vincenza Amato

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