“SIATE LA LUCE DEL MONDO”

CRISTIANI UNITI A BARI PER UN FUTURO DI FRATELLANZA

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Cari fratelli, grazie di cuore per essere accorsi con generosità e prontezza. Sono grato a tutti voi che ci ospitate a Bari, città dell’incontro e dell’accoglienza”. Si è aperto con queste parole del Santo Padre uno dei momenti più suggestivi della visita pontificia nel capoluogo pugliese, che ha visto raccolti in un’unica e intensa preghiera i 22 Capi delle Chiese cristiane alla presenza di un’oceanica folla di fedeli. Un appuntamento vissuto “con la mente e il cuore rivolti al Medio Oriente”, terra che ha visto nascere le più grandi religioni monoteistiche ma che, ad oggi, sta vivendo una crisi colma di dolore, morte e ingiustizia.

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Un inferno che, come evidenziato da Francesco, si sta compiendo “nel silenzio di tanti e con la complicità di molti”, esponendo a seri rischi coloro che professano la religione cristiana in quei territori. Pur denunciando una situazione tanto critica, il Papa si è detto fiducioso nell’intervento della luce divina, di cui si fa testimonianza concreta la lampada uniflamma, simbolo del cristianesimo unito, accesa qualche istante prima a pochi passi dalle spoglie mortali di San Nicola. “Insieme desideriamo accendere oggi una fiamma di speranza. - ha aggiunto il Pontefice - I cristiani sono luce del mondo, non solo quando tutto è radioso, ma anche nei momenti bui della storia, quando non si rassegnano all’oscurità, alimentando lo stoppino della speranza con l’olio della preghiera e dell’amore”.

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Il Santo Padre ha poi lasciato la parola a Teodoro II (Patriarca Greco Ortodosso di Alessandria), Ignazio Aphrem II (Patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia e Tutto l’Oriente), Béchara Boutros (Patriarca Maronita di Antiochia e Tutto l’Oriente), Aram I (Catholicos di Cilicia degli Armeni), Mor Ignazio Youssef III (Patriarca Siro Cattolico di Antiochia), Vasilios di Konstantia e Ammochostos (Metropolita della Chiesa di Cipro), Nektarios di Anthedon (Patriarca Greco Ortodosso di Gerusalemme), Hovakim del Regno Unito e dell’Irlanda (Capo della Chiesa Apostolica Armena), Hilarion di Volokolamsk (Metropolita del Patriarcato di Mosca), Bartolomeo I (Patriarca Ecumenico), Sua Beatitudine Ibrahim (Patriarca di Alessandria dei Copti Cattolici), Jean-Clément Jeanbart (Arcivescovo Metropolita di Aleppo dei Greco-Melkiti), Pierbattista Pizzaballa (Amministratore Apostolico sede vacante del Patriarcato Latino di Gerusalemme), Tawadros II (Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, fraterno amico di Bergoglio), Mar Gewargis III (Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente), Louis Raphaël I (Patriarca di Babilonia della Chiesa Cattolica Caldea), Sani Ibrahim Azar (Vescovo della Chiesa evangelico-luterana di Giordania e Terra Santa), Krikor Bedros XX (Patriarca di Cilicia degli Armeni Cattolici). Sono state recitate preghiere in greco, inglese, armeno, francese, arabo e persino in lingua assira: tante voci unite in un unico messaggio di speranza e pace, pronte a fornire esempio di una diversità che non costruisce muri, ma ponti. L’impegno per la fratellanza è stato sancito da un momento di silenzio, in cui tutti i presenti hanno potuto invocare dal profondo del proprio cuore il dono della pace. In seguito, alcuni giovani hanno raggiunto i patriarchi per consegnare loro una lampada accesa, simbolo della luce divina che sono chiamati a diffondere nelle rispettive comunità. Anche i fedeli hanno potuto manifestare la propria partecipazione scambiandosi un segno di pace, in una stretta di mano che non conosce appartenenze religiose né etniche. L’obiettivo comune è quello di incarnare il mezzo attraverso cui si compie il bene, affinché la volontà divina di amore e tolleranza possa risuonare nelle proprie parole e nelle proprie azioni: “Diventiamo strumenti della pace che viene dall’alto. Ricordiamo che non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono” ha recitato a tal proposito Louis Raphaël I.

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L’incontro si è chiuso con le note dell’Inno a San Nicola, figura a cui sono fortemente legati i cristiani di tutto il mondo (specialmente gli ortodossi) e che fa da “minimo comune denominatore” per le variegate tradizioni che accompagnano le diverse confessioni cristiane. E’ proprio nel nome del Vescovo di Myra che si affida al popolo barese il compito di vigilare sulle sorti del Medio Oriente e dell’intera comunità cristiana, affinché si possa finalmente conquistare “la pace che i potenti del mondo non riescono a ristabilire”.

Federica Marocchino

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