“RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE”

LA MORTE DI UN EROE UMILE

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Si è spento ieri a Milano, all’età di 89 anni, Francesco Saverio Borelli, uno degli eroi della magistratura italiana, un esempio concreto di totale dedizione al servizio dello Stato.

Nel 1992, l’Italia stava attraversando una delle pagine più buie della sua storia. Dalla questione mafia, che vedeva coinvolti i giudici Falcone e Borsellino, fino a una grande crisi economica sotto il governo Amato. Come già detto, il Paese stava attraversando una crisi d’identità, riconducibile a diversi fenomeni malavitosi.

In questo tragico contesto, quasi per caso, ebbe inizio l’inchiesta “Tangentopoli”, più comunemente conosciuta come “Mani Pulite”. A capo del pool investigativo c’era lo stesso Borelli, affiancato da Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Gerardo D’Ambrosio e Ilda Boccassini. Come ebbe inizio l’inchiesta? Quella che sembrava una normale operazione di polizia giudiziaria, si trasformò ben presto in qualcosa di più rilevante. L’inchiesta partì da Mario Chiesa, apparentemente un semplice imprenditore colto in flagrante di un caso isolato di corruzione.

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L’intuizione di Borelli fu quella di carpire il giro delle cosiddette “bustarelle” imposte dallo stesso Chiesa al mondo dell’impresa. Il quadro che ne emerse fu qualcosa di sconvolgente. Infatti, nel 1992 ad essere coinvolta nello scandalo, fu anche la politica italiana, ingabbiata in un vertiginoso giro di finanziamenti illeciti utilizzando soldi pubblici. L’indagine, che vedeva coinvolti più di tremila soggetti, molti dei quali hanno preferito la via del patteggiamento, ha messo in luce il sistema corruttivo della politica avviato ormai da diversi anni. Questo dimostrava la “corruzione sistemica” dell’intero settore, insomma una malavita affiancata da un sistema tributario parallelo.

Come lui stesso amava definirlo: “E’ molto difficile tracciare i confini di Mani Pulite, per molti si è esaurita con il ritiro dalla magistratura di Antonio Di Pietro, in realtà il lavoro è proseguito oltre il 1995”.

Purtroppo, a partire dal 1994, qualcosa sembrò essere cambiato. Quelli che erano un tempo i “giudici eroi” capaci di sconfiggere il sistema corruttivo, improvvisamente si sono trasformati in veri e propri mostri, paragonandoli all’inquisizione. Tutto questo, secondo lo stesso Borelli, era riconducibile a un sistema mediatico privo di qualsiasi forma di coraggio nel raccontare gli eventi correnti. Al di là della famosa inchiesta Mani Pulite, Borrelli ha ricoperto numerosi incarichi di responsabilità come Capo ufficio della Figc dopo lo scandalo “Calciopoli”.

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Sicuramente, uno degli obiettivi perseguiti era quello di riaffermare il concetto perduto dell’indipendenza della magistratura. Celebre il suo slogan: “Resistere, resistere, resistere”, con cui criticava aspramente le politiche del secondo governo Berlusconi.

La sua figura umile e pagata ci mancherà, soprattutto dopo la nuova ondata di scandali legati al mondo della magistratura. Il suo senso del dovere, codificato in una totale abnegazione verso lo Stato, ci fece e ci fa sperare in una società migliore.

Giuseppe Capano

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