“Più gioia nel dare che nel ricevere”

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Un pomeriggio, un giovane universitario uscì di casa per fare la consueta passeggiata con uno dei suoi professori, che gli alunni consideravano amico per la sua bontà e per la sua comprensione, ma soprattutto per essere un uomo saggio e prudente.

cms_139/2_vangelo_.jpgMentre camminavano, ai bordi della strada videro un paio di vecchie scarpe, tutte rotte. Dedussero che appartenessero a un anziano signore, che stava lavorando un terreno lì accanto. L’alunno disse al professore: “facciamogli uno scherzo: nascondiamo le scarpe e poi noi, da dietro dei rami, contempleremo la reazione dell’uomo quando non li incontrerà più”.

cms_139/3_vangelo_.jpg “Mio caro, disse il professore, mai dobbiamo divertirci alle spalle dei poveri, degli umili. Tu sei ricco e potresti regalare all’uomo una grande gioia. Metti una moneta in ogni scarpa e poi ci nasconderemo per vedere come reagirà alla vista delle monete”. E così fece il giovane, e tutti e due si nascosero dietro degli arbusti. Terminato il lavoro, il povero uomo, ignaro del tutto, che aveva lavorato la terra a piedi scalzi per non “sciupare” i calzari, andò in cerca delle sue scarpe e del vecchio cappotto.

Mentre indossava il cappotto, mise il piede nella scarpa, ma sentendo la presenza di un corpo estraneo lo ritrasse. Si abbassò e vide che era una moneta. Stupefatto si guardò intorno e si domandò chi avesse mai messo quella moneta nel suo vecchio calzare. Ancora incredulo, guardava e riguardava la moneta. Ritorna a guardare intorno, ma non vide nessuno. Conservò la moneta in tasca mentre si infilava l’altra scarpa. Doppia sorpresa: anche lì c’era un’altra moneta.

cms_139/4_vangelo_monete_.jpgPer la gioia si inginocchiò, alzò lo sguardo al cielo e con gratitudine disse ad alta voce: “Signore, mia moglie è gravemente ammalata e non ho i soldi per comprare le medicine, i miei figli soffrono i morsi della fame, ma grazie alla mano generosa di qualche sconosciuto non moriranno di fame e curerò mia moglie, alleviando i suoi atroci dolori e godendo per qualche altro giorno in più della sua presenza, del suo amore, dei suoi sguardi affettuosi. Grazie, Gesù, per la tua generosità! Grazie, Gesù, per ricordarti di noi! Grazie per il tuo Amore!”. Sei un “Amico” fedele.

L’alunno rimase sconvolto. Commosso, guardò il povero vecchio che correva verso casa, anche se lento nei movimenti per la fatica del giorno e per il peso degli anni. “Vedi, disse il professore, lo scherzo avrebbe fatto soffrire quell’uomo, avrebbe aumentato la sua solitudine, la sua povertà, la sua disperazione, la sua impotenza di padre e di marito. Dopo un giorno di duro lavoro nei campi, non era giusto far soffrire quell’uomo che già tanta sofferenza respira nella sua casa.

cms_139/5_vangelo_famiglia_.jpgGià sento dentro di me la gioia di quella famiglia. Non è stato per te più gratificante aver fatto del bene e permesso a delle persone di guardare il domani con più fiducia, con più speranza? Di sicuro che in quella casa, appena il vecchietto mostrerà le monete, il sorriso accenderà i volti dei figli, e il sorriso per un momento sostituirà le smorfie di dolore della sua amata moglie, ammalata terminale”. Rispose il giovane: “oggi, lei mi ha insegnato qualcosa di molto importante, che mai più dimenticherò nella mia vita.Ora ho capito che è meglio “dare” che “ricevere”. Che è mio dovere umano e cristiano condividere con i poveri il poco o il molto che abbiamo. Ho capito che mai bisogna beffeggiarsi dei poveri, degli ultimi, già tanto castigati dalla vita e dalla indifferenza di noi che possediamo di più”.

cms_139/6_valgelo_.jpgNessuno è così povero da non poter condividere con gli “Ultimi” della propria “povertà”. Il dolore della “miseria” non si dimentica, ma può essere superato “dall’Amore” della condivisione. Che questa storia, realmente accaduta, avendo me come testimone, non si limiti a “toccare” per un attimo la tua emozione, la tua commozione, ma sia sprone per un impegno costante, concreto, verso gli “Ultimi”, verso gli immigrati, verso quanti ci tendono la mano vuota per poi poterla ritrarre piena della nostra generosità, del nostro amore evangelico, della nostra solidarietà. Non dimentichiamo le sette “opere di misericordia corporale”: “dare da mangiare agli affamati. Dare da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini. Visitare gli infermi. Visitare i carcerati. Seppellire i morti”. Tre cose contano nella “vita”: fede, speranza, amore; ma più importante è l’Amore, perché eterno. Vane saranno le nostre Messe, le nostre Comunioni, le nostre Preghiere, se non amiamo i “poveri”!. “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

cms_139/7_vangelo_jpg.jpgAmico, amica, sii “pane spezzato, sangue versato” per il prossimo, bisognoso del nostro aiuto, della nostra solidarietà. Gesù ti ama! Un abbraccio “missionario”.

Sac.. Michelangelo Bruccoleri

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