“Nerone e il professore- dialoghi improbabili”

GUADAGNOLO 2 : LA VENDETTA

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La presentazione del libro “Nerone e il professore- dialoghi improbabili” non poteva non essere caratterizzata, soprattutto, dagli interventi di carattere biografico sia dell’autore Mario Guadagnolo sia di Bobo Craxi, figlio di uno dei tre defunti, dialoganti altrettanto improbabili quanto il loro stesso interlocutore vivo ma “cane”.

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Se l’autobiografismo, accompagnato dalla passione politica, poteva risultare scivolamento fuori dalla obiettività storica; di un tale pericolo non si è certamente curato l’autore “professore” che, attraverso il suo libro, ha voluto rivendicare un tramite, a suo dire, del “Guadagnolo 2: la vendetta” perpetrata nei dialoghi surreali con la propria madre, Mussolini e Bettino Craxi, su temi coinvolgenti rispettivamente: la “memoria autobiografica”, la “storia” e la “politica”, idealmente a confronto con l’arguta ironia dell’unico interlocutore Nerone, cane sincero ma anche storico politico filosofo moralista, capace di mettere di fronte al non facile prendere atto delle umane contraddizioni di un passato correlato con il presente, per certi versi altrettanto da incubo, in cui nessuno può essere a proprio agio.

cms_3121/foto_2_.jpgCosì, con ironia, il cane Nerone si pone in antitesi ad una ipocrita idea di libertà umana in realtà imprigionata dalle tante sovrastrutture e preclusioni che, attraverso regole autoimpostesi, all’uomo non permettono ad esempio di essere poligamo; limite che, come altri, il genere “canino” non si pone essendo veramente libero come l’uomo non sa essere. Se, poi, il “professore” contesta al cane Nerone la sua natura esente da quella sofferenza morale insita nel bagaglio dei sentimenti appartenenti all’uomo; dallo stesso Nerone è indotta la riflessione su quanto l’uomo ignori cosa il cane senta veramente, per esempio quando abbaia alla luna. Nel dialogo con la madre del “professore”, il tema del viaggio autobiografico nella memoria offre lo spunto per l’amara riflessione circa un ripercorrere la propria vita con le persone e negli ambienti dove non può essere felice ritrovarsi fra ruderi e case diroccate oppure sostituite con manufatti deludenti non altrettanto nobili o appaganti lo sguardo come nei ricordi di un tempo.

cms_3121/foto_3_.jpgIl dialogo con Mussolini, assumendo una connotazione storica, verte sul confrontarsi circa le solite cose dette sul personaggio: tombèur de femme, fedifrago nei confronti della moglie, uscito di scena nei panni del travestimento da caporale tedesco mentre in vita si era affiancato ad un pervertito come Hitler; al contempo, emergendo la disamina sulla consumata tragedia del fallito immaginario Mussoliniano di una Italia con un proprio impero; mentre nella guerra, frutto di un processo ideologico che aveva invaso l’Europa con la fascinazione del totalitarismo cui era approdata la Russia, l’Italia si era spinta per errati calcoli solo in ultimo essendosi ritrovata nel pieno dell’ulteriore dramma della stagione climatica del gelo russo, a nulla essendo servito quanto già tramandato dalla storia come tragica esperienza napoleonica.

cms_3121/foto_4_.jpgAltrettanto, attraverso una rivisitazione di alcune vicende salienti che hanno caratterizzato la politica dell’epoca moderna, una manzoniana pulsione al completamento della Storia caratterizza il dialogo con Bettino Craxi che, dal disappunto per la morte violenta inflitta dall’Italia a Mussolini della cui ideologia fascista era profondo conoscitore, passa a riguardare la stessa TANGENTOPOLI intesa: non solo come pugnalata contro un Craxi capro espiatorio per tutti, senza contare che l’utilizzo del finanziamento al partito socialista era stato anche a supporto di nobili cause come quelle in Palestina e in Sud Africa; ma, soprattutto, come emersione di un vero tradimento ideologico di quella politica di cui facevano parte D’Alema e Occhetto, compagni ritenuti accomunati nell’intento di costruire l’Italia ma rivelatisi voltagabbana nell’essersi scagliati violentemente contro Bettino Craxi la cui vicenda avevano rinnegato a livello politico svalutandola, con il lancio sprezzante di monetine, a solo livello giudiziario; mentre, avendone fatto lo stesso percorso, l’arrivo a palazzo Chigi sarebbe stato grazie a quanto pagato da uno solo e rivoluzionato a favore di tutti gli altri; oltretutto, vigendo da decenni il potere della industrializzazione della “mazzetta”.

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In tal modo delineatosi, ne discende la rivendicazione e conferma del “passaggio” al successivo ruolo di un Guadagnolo, non più “Radio Tirana” ma convinto seguace Craxiano, teso a fare emergere la memoria di un Bettino Craxi addirittura inedito, colto nei suoi risvolti intimistico-familiari e persino nell’atto del tenero e premuroso coccolare a lungo il bambino stretto fra le sue braccia alla fine di un un comizio tarantino con affollata partecipazione cittadina; sfaccettatura, questa, di una umanità diversa da quella tramandata come espressione di una quasi teutonica freddezza. D’altra parte, da quanto detto dallo stesso figlio Bobo Craxi; piuttosto che un indugiare emotivo sulla scomparsa del padre in terra straniera; va ricordato lo Statista che aveva già profondamente insito il concetto di cosmopolitismo, per cui non avrebbe considerato il suo estremo riposo essere propriamente in una terra straniera, dato che “il fazzoletto di sabbia di Hamammet è di fronte allo stesso mare Mediterraneo che bagna la Tunisia così come l’Italia; rispetto alla quale, oltre all’esservi nato e all’ averle regalato (in quel di Sigonella) l’orgoglio del sogno di libertà fuori dal solito essere genuflessi allo zio Sam, avrebbe messo in conto l’averlo ripagato con la calunnia e il non avere risolto nulla, a distanza di 15 anni dalla sua morte, da guardarsi in positivo per il Paese; quella sua morte da esule essendo stata una liberazione dal grosso macigno dell’ingiustizia solo per la cattiva coscienza di molti, specie di una magistratura dalle mani grondanti di sangue; per cui, in definitiva, l’italia non potrebbe non vedere aleggiare sempre il fantasma di Bettino Craxi finchè non sarà stata fatta luce sulla vera Storia della sua Repubblica”.

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Tuttavia, se l’intento dell’arguto “Nerone”-Guadagnolo è stato quello di rivendicare ciò che si vorrebbe fosse restituito dalla Storia, alla stessa serviranno occhi molto meno miopi di quelli contemporanei per orientarsi fra le tante ombre della confluenza del passato nell’attualità di un più che mai confuso presente.

Rosa Cavallo

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