“KROM”, DI BUJAR ALIMANI

Presentato a Milano l’ultimo film del regista albanese sull’importanza dei legami familiari in una società moderna che rischia di sgretolarsi

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Il 4 aprile, al “Cinemonio” di Milano, è stato presentato il film Chromium-Cromo del Regista Albanese Bujar Alimani, vincitore del premio della Critica al Film Fund Festival di Otranto come miglior Film in lingua straniera del 2016. Presente in sala la Console Generale dell’Albania, Anila Pojani, che ha salutato gli invitati sostenendo che “la cultura non smetterà mai di essere un ponte di amicizia tra i popoli, per abbattere i pregiudizi e gli stereotipi che spesso diventano barriere invalicabili tra le persone”. Il film racconta la storia di un’umile famiglia albanese durante la vita di tutti i giorni nella loro casa di campagna, dove i figli crescono imparando il mestiere di agricoltore. Adi lo si vede tutti i pomeriggi dopo scuola con il fratello più piccolo a bagnare i pomodori e a mettere a posto la casa, imbianchendola in compagnia della madre e dello zio. Il regista ha voluto porre l’accento sui momenti passati in famiglia, raccontando nei dettagli tutti i passaggi della vita quotidiana dei ragazzi, del loro legame con la famiglia, la loro vita scolastica e il rapporto con gli insegnanti. Il contesto socio-culturale albanese, in cui si dipana la trama della pellicola, è di grossa transizione: sta diffondendosi sempre più la musica rock e la trasgressione nel look dei giovani. Elementi che l’autore ha voluto riportare tramite la figura dell’insegnante, anacronistica in quella realtà rurale, che si ribella ai genitori dei due ragazzini perché non comprendono e non accettano che la società albanese sta cambiando. Una insegnante che fa invaghire l’adolescente Adi, spingendolo, inconsciamente, a compiere atti di trasgressione.

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Spicca tra i vari personaggi quello della mamma di Adi, interpretato da Klodiana Keço, una donna vitale e “multidimensionale”, non molto loquace ma dal carattere forte e deciso, autoritaria pur in assenza di parole. E’ lei l’emblema della di questa pellicola, è la figura di una madre sempre presente nella vita dei figli. Anche la donna sarà portata a trasgredire, rendendosi conto dell’importanza dell’amore in un’esistenza che, altrimenti, non troverebbe senso.

cms_9041/3.jpgVoglio trasmettere questo messaggio - dichiara l’autore - perché ho paura che questo fenomeno, questo senso della famiglia, stia rischiando di sgretolarsi con il tempo anche nella società albanese”. L’autore vive da anni fuori dal suo Paese di origine, ma il senso della famiglia sono ben radicati nella sua anima sin da quando insieme ai suoi sei fratelli mangiava in un’unica tavola e divideva i compiti in casa per aiutare i genitori. La sua migrazione, diretta prima in Grecia e poi negli Stati Uniti, ha apportato al suo stile le conseguenze dell’allontanamento dalla sua terra, vero punto forte del suo lavoro. Il regista ha così imparato ad esprimere la nostalgia del ricordo, ha apprezzato la bellezza della vita quotidiana e compreso il ruolo della famiglia e della donna nella società. Il suo film ci porta, infatti, a vivere e ad apprezzare questi valori che, in tempi moderni, rischiano di affondare.

Marsela Koci

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