“I VINI DEL VENTAGLIO”. La promozione vitivinicola Riparte dal Sud

Come coniugare la tecnologia alla produzione di uno dei prodotti simbolo dell’Italia: il vino.

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Parte da sud e guarda al sud “i Vini del Ventaglio”, un innovativo progetto di marketing territoriale centrato sul mondo del vino. Filosofia ispiratrice dell’iniziativa, gestita tecnicamente, giornalisticamente e commercialmente dalla IPSE Srl di Salerno, è valorizzare le produzioni vitivinicole del Mezzogiorno, non ancora in grado – nonostante i crescenti e riconosciuti standard qualitativi – di reggere il confronto con i colossi produttivi del nord Italia e dell’estero. Il nome – con un ovvio rimaneggiamento imposto dai tempi – viene dal passato. Deriva da quella spettacolare Vigna del Ventaglio che Ferdinando IV di Borbone volle realizzare a San Leucio, ad un tiro di schioppo dalla Reggia. Si trovava tra il Belvedere e la cascata del parco, nella zona tra il casino di San Silvestro e il capanno di sosta dei reali, ed inglobava numerose vigne già esistenti.

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Ferdinando la fece disegnare a Luigi Vanvitelli, che tracciò un vigneto dall’insolita forma di ventaglio che sfruttava al meglio la morfologia del terreno. Era formato da nove raggi, quindi 10 settori, che partivano da un cancelletto di accesso, abbellito da un roseto. In ogni settore il re volle che venisse coltivato un vitigno tipico del Regno delle due Sicilie, giacché voleva seguirne la produzione. La sua idea era la realizzazione di un protocollo perfetto di coltivazione da diffondere in tutto il Regno. Un cippo in travertino di Bellona, posto all’inizio di ciascun raggio, specificava, sotto la corona borbonica, il nome del vino prodotto: Lipari rosso, Delfino bianco, Procopio, Piedimonte rosso, Piedimonte bianco, Lipari bianco, Siracusa bianco, Terranova tosso, Corigliano rosso e Siracusa rosso. Sul finire del ‘700 fu impiantata un’ulteriore vigna detta la “Zibibbo” dal nome della varietà importata da Calabria e Sicilia. “Tre secoli dopo ‘I Vini del Ventaglio’ – spiega Remo Ferrara, giornalista salernitano, amministratore della Ipse Srl – intende per certi versi riproporre il progetto di Ferdinando IV: studiare ma anche promuovere e valorizzare le produzioni vitivinicole del Mezzogiorno, approfondire la conoscenza dei vitigni e delle diverse tecniche colturali, ma anche allargare il raggio d’azione per abbracciare la storia, le tradizioni, la cultura legati al mondo del vino che spesso, al sud, hanno radici antichissime. Non è del resto un caso che il primo bicchiere da degustazione di vino del mondo occidentale sia stato rinvenuto proprio qui al sud, ad Ischia: la Coppa di Nestore. A Pompei e ad Ercolano sono state rinvenute anfore per il vino che venivano sigillate e sulle quali venivano annotate la zona di origine delle uve e l’anno della vendemmia: già in epoca antichissima, insomma, qui era già vivo ed avvertito il concetto di denominazione d’origine e l’importanza del territorio di coltivazione delle uve per la qualità del vino”. L’informazione e la formazione sono il cuore pulsante del progetto: “Avremo anche un blog tematico e una web TV – spiega ancora Ferrara – che visiterà le cantine per presentare le principali produzioni, con degustazioni e consigli di abbinamento ai piatti della tradizione gastronomica meridionale; approfondiremo gli aspetti culturali, colturali, tecnici, scientifici. Parleremo del vino nella storia, nella letteratura, nel cinema, nelle tradizioni delle regioni del Sud. Daremo voce agli studi scientifici sui vitigni autoctoni, coinvolgendo scuole, università e istituti di ricerca. Un progetto ad ampio raggio che vuole radicare la consapevolezza che le produzioni tipiche locali, soprattutto quelle di qualità, possono diventare un’opportunità di sviluppo e valorizzazione del territorio”.

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Integrano e completano il progetto un canale di commercializzazione B2B e un’originale e peculiare “Carta dei Vini” per promuovere il consumo di quello meridionale nella media e alta ristorazione del territorio, giacché è proprio nei ristoranti locali che deve compiersi il primo step della valorizzazione delle produzioni autoctone. Ma i Vini del Ventaglio guarda anche oltre: “Il nostro progetto prevede la creazione di una rete di enoteche in franchising, e un’agenzia enoturistica per promuovere nelle aziende vitivinicole già organizzate e strutturate dal punto di vista ricettivo. Inoltre organizzeremo eventi sul territorio: rassegne, occasioni di degustazione ma anche convegni e momenti di analisi, approfondimento e confronto. Louis Pasteur diceva che una bottiglia di vino contiene più filosofia di tutti i libri del mondo e Robert Louis Stevenson che il vino è poesia imbottigliata. Tutte queste verità nel sud Italia si arricchiscono e si connotano ancor di più, travalicando tutto quel complesso di sentori, sapori e proprietà tradizionalmente riconducibili alle caratteristiche del ‘terroir’. Una bottiglia di vino del sud Italia racchiude anche altro. Contiene anche storia, tradizioni, modi di vivere e di essere, finanche superstizioni. Oltre che tanto amoree tanta passione. La sfida - conclude Remo Ferrara - è spillare, col nostro ottimo vino, anche tutto questo. E farne volano di sviluppo e promozione per tutto il sud”.

Enrico Marotta

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