“Crisi” dei prezzi del Grano Duro e del Made in Italy di Vino e Olio d’Oliva

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Il 2015 potrebbe riservare spiacevoli sorprese per i consumatori italiani. Il carrello della spesa alimentare potrebbe diventare più pesante erodendo maggiormente il risicato potere d’acquisto delle famiglie del Belpaese. Spaghetti, maccheroni, pane, focaccia e pizza diventeranno più cari a causa del clima canadese che ha mandato per aria buona parte del raccolto di grano duro.Troppo piovoso in primavera, troppo secco in estate, troppo freddo nel momento in cui si stava raccogliendo il grano duro. Per molti agricoltori locali, un disastroso calo di quantità e qualità.

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Nel 2013 il Canada aveva prodotto 6,5 milioni di tonnellate, un record assoluto, mentre quest’anno si rischia di vedere una produzione non superiore a 4,76 milioni di tonnellate.Il calo sarà del 27% e trascinerà in basso l’intera produzione mondiale di grano duro, che è stimata in 33,7 milioni di tonnellate, il minimo degli ultimi 13 anni e inferiore del 10-12% rispetto all’annata precedente.Nella provincia canadese dell’Alberta il prezzo è già raddoppiato rispetto a un anno prima.Negli Usa l’aumento in dieci mesi è stato del 71% e le quotazioni sono ai massimi triennali. In Italia diverse borse merci segnalano prezzi in aumento del 25%.Se dall’altra parte dell’Oceano le cose vanno male, il continente europeo sta letteralmente bruciando.

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Da un recente studio effettuato dalla Coldiretti la tremenda guerra civile che sta distruggendo l’Ucraina (il granaio d’Europa, paese leader nelle esportazioni mondiali di grano e mais), ha provocato bruschi rincari dei prezzi delle materie prime agricole: attualmente il grano duro, si attesta sui 367 euro/t, in crescita del 23% rispetto all’avvio dell’attuale campagna commerciale e del 42% rispetto allo scorso anno. Un rialzo che ha riportato le quotazioni su livelli che si sono registrati solamente nell’annata 2007/08, quando i valori riuscirono a superare anche i 500 euro/t. Oltre al rincaro dei prezzi del carrello della spesa per i consumatori, quali potrebbero essere gli ulteriori effetti negativi per l’economia italiana? Con 3,7 milioni di tonnellate prodotte nel 2013 (in calo dell’11% rispetto al 2012, secondo i dati Istat), di cui oltre un milione in Puglia, l’Italia è uno dei Paesi leader a livello mondiale nella produzione di pasta. Una contrazione delle quantità di semola di grano duro assimilata al rincaro dei prezzi al consumo potrebbe delineare un drammatico scenario soprattutto per i numerosi lavoratori dei pastifici italiani.

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In una situazione del genere molte aziende pastaie rischiano di fermare o ridurre la produzione e mettere in cassa integrazione i dipendenti, oltre a non poter consegnare più ai clienti della distribuzione se non accettano gli aumenti dei listini. Nessuno è immune, i piccoli come i grandi.

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E non è finita qui. In bilico ci sono altri due prodotti simbolo della dieta mediterranea. Si segnala infatti un calo del 33% per l’olio di oliva e del 15% per il vino.

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Se la vendemmia rischia di classificarsi come la più scarsa dal 1950, con una produzione di vino made in Italy che potrebbe scendere fino a 41 milioni di ettolitri, la produzione italiana di olio di oliva è crollata attorno alle 300mila tonnellate. L’andamento dei raccolti in Italia influenza naturalmente anche i risultati produttivi a livello internazionale la produzione mondiale di vino si dovrebbe attestare nel 2014 a 271 milioni di ettolitri facendo registrare una flessione del 6%, il tutto a favore della Francia che con 44 milioni di ettolitri ritornerebbe a essere il primo produttore mondiale.

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Ancora più grave la situazione per l’olio di oliva: il Consiglio oleicolo internazionale (Coi) ha stimato un calo della produzione mondiale addirittura del 19% per un corrispettivo di circa 2,56 milioni di tonnellate, determinato anche del dimezzamento dei raccolti in Spagna che con un quantitativo di circa un milione di tonnellate mantiene comunque il primato mondiale davanti l’Italia.

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