“Attenti, Facebook manipola le notizie”

È il grido d’allarme da parte di ex dipendenti del social network

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Vox populi, vox dei. Parafrasando l’antico adagio si potrebbe dire oggi che le voci di corridoio, pur sempre ufficiose, diventano nella società dell’informazione e ipertecnologica, voci di cui tener conto, o perlomeno vicine alla verità. Secondo le dichiarazioni rilasciate da alcuni ex dipendenti di Menlo Park, quartier generale del potente e super affollato Facebook, le notizie comparse e pubblicate tra le tendenze (topic trends) nel periodo compreso tra il 2014 e il 2015 potrebbero essere state manipolate al fine di escludere fonti e informazioni relative al movimento repubblicano statunitense.

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A rovesciare quello che potrebbe essere un vaso di Pandora dell’informazione in Rete, è stato il blog sulla tecnologia elettronica di consumo, Gizmodo, che riporta come Facebook avrebbe chiesto di inserire in lista solo certi tipi di notizie, anche di scarso interesse, censurando invece argomenti relativi a politici conservatori. Gli ordini che questi ex dipendenti, gole profonde del colosso dei social, avevano erano dunque quelli di escludere tutte le news provenienti dai politici Repubblicani, anche se di interesse pubblico, determinando dunque la timeline del social impostata dai freddi e insensibili algoritmi.

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Accadeva anche che i dipendenti fossero spesso spinti a pubblicare storie o notizie non perché fonte di interesse per gli utenti, ma solo per misurarsi con gli altri competitor. Dal racconto di Gizmodo, tra i top five dei blog più popolari al mondo, sembrerebbe che la sezione delle tendenze fosse gestita come una vera e propria redazione, con una sua precisa linea politica e un taglio editoriale, ben lontano dall’idea di un algoritmo imparziale che ogni giorno seleziona le notizie lette ogni giorno da milioni di utenti solo negli Stati Uniti.

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Naturalmente non è tardata ad arrivare la risposta di Facebook che ha subito messo le mani avanti negando le denunce ricevute da Gizmodo, anche se in forma anonima. Il social medium più famoso al mondo dunque farebbe, e il condizionale è d’obbligo, propaganda politica manipolando la selezione delle notizie poi rese pubbliche. Che dietro la sezione trending ci fossero esseri umani e non solo macchine è un dato che non deve sorprendere più di tanto. Siamo abituati a delegare pensiero e azione in un click che poi grazie a un effetto domino scatena una reazione a volte imprevista nelle nostre vite quotidiane. La selezione delle notizie oggi come ieri non è cambiata: i redattori rimangono esseri in carne e ossa che, come tali, sono influenzati dalla sensibilità personale e dall’orientamento politico. Si può dire che questo stato di cose non è scandaloso, se non fosse che a differenza che nei giornali tradizionali, la «linea editoriale» di Facebook non è esplicita, ma occultata dietro un algoritmo di cui nessuno conosce i reali meccanismi di funzionamento.

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Un algoritmo che però, ai redattori della sezione notizie su Facebook, serve poco o nulla, perché sono loro ad avere potere assoluto sulla scelta delle notizie da somministrare poi a milioni di utenti: sono loro che decidono quali notizie far sopravvivere, quali occultare e quali introdurre nella sezione anche se fino a quel momento ignorate dagli utenti di Facebook. Il processo è noto come flusso a due fasi della comunicazione ed è manovrato da guardiani del cancello che privilegiano e fanno passare solo alcune informazioni, bloccando all’entrata tutto il resto. Google, Twitter e lo stesso Facebook farebbero allora meglio a gettare la maschera della loro presunta neutralità tecnologica e a svelare invece la loro natura di società private che, come tali, hanno tutto il diritto di pubblicare un’informazione legata alla loro linea editoriale.

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Basta però che lo dicano rompendo quel velo di Maya sui nostri occhi e dis-velandoci finalmente la realtà. Saremo allora in grado di risvegliarci da quel letargo conoscitivo a cui ci siamo colpevolmente abituati nel momento in cui abbiamo delegato la tecnologia ad arbitro delle nostre vite e delle nostre scelte.

Andrea Alessandrino

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