“A VOLTE NULLA E’ COME SEMBRA”

Di Cristiana Iannotta, edito Il Ciliegio

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“A volte nulla è come sembra”
“Per me, io sono colei che mi si crede”. Così è (se vi pare), diceva Pirandello.

cms_768/31j30U3+MmL.jpgCi sono molte cose che ci appaiono diverse da come sono in realtà. Cose che hanno una forma mentre in realtà ne hanno un’altra, nessuna o centomila. Pensiamo all’inganno ottico delle stelle, che a volte ci appaiono più luminose rispetto ad altre anche se in realtà sono più piccole. O pensiamo al sole che, al contrario, ci appare come la stella più luminosa. Mentre invece è niente al pari della stella più luminosa della nostra galassia, che tuttavia ci appare più piccola e meno luminosa. Nel nostro vivere quotidiano, sono tantissime le cose che al primo istante ci appaiono in un modo, che è poi quello più aderente al nostro bagaglio di idee, cultura, educazione e pensiero. E che poi, in un secondo momento, quando il nostro io abbassa la guardia e si mette finalmente in disparte, assumono l’oggettività della realtà. Illusione e realtà, essere e apparire… l’isola del tesoro di artisti, filosofi e scrittori dalla notte dei tempi.



cms_768/Foto_C_1401883941.jpgUn tema affascinante e sapido, che forse resterà appeso ad un eterno punto di domanda, come una bolla di sapone che inafferrabile sorvola le nostre teste per andare a squarciarsi chissà in quale cielo. Uno scrigno di memoria, suggestioni e pensieri abilmente esplorato dalla penna della scrittrice romana Cristiana Iannotta nella sua ultima fatica letteraria che si intitola, appunto, “A volte nulla è come sembra” (Il Ciliegio Edizioni). Un piccolo grande pamphlet che pagina dopo pagina ci scava nelle mani, nei ricordi e nel cuore lasciando scomposti e fluttuanti i fogli delle nostre umane anime che poco sanno e tutto credono di sapere. Un’altalena di personaggi, di vite che si sfiorano come tasselli di un mosaico senza meta. Ognuno con il proprio carattere, umore e natura diversa, problemi e pensieri più o meno importanti. Atleti del mondo, che come in una repentina staffetta si passano il testimone senza saperlo o volerlo. Il fil rouge di tutto il libro, la voce fuori campo, il vero protagonista: una piccola penna gialla. «“Cosa vedi?”. “Vedo…” lo guardò incuriosita. Quando faceva così aveva sicuramente qualcosa in mente. “Vedo… una penna?”. “No dai, sforzati un po’. La penna è l’oggetto, la forma!” le disse ridendo. “Vedo, vedo, una penna gialla! Ecco cosa vedo!”. “Ti aiuto io. Hai i capelli lunghi, fa caldo, ti servirebbe… Ti servirebbe…” insisteva lui. “UN FERMAGLIO!”. “Esatto! Questa è l’essenza momentanea di questo oggetto. Ecco, mia principessa, ti regalo questo fermaglio d’oro per raccogliere i tuoi lunghi capelli e far rinfrescare il tuo collo di cigno”. Perché… a volte nulla è come sembra! A parlare sono due dei personaggi del libro, Bea e Geco, probabilmente i più commoventi e teneri. Due clochard senza fissa dimora, come ce ne sono a centinaia nelle nostre distratte, imperturbabili città che affogano nel dinamismo e nell’indifferenza. Ma Bea e Geco non sono stati sempre due barboni. Avevano una vita agiata, “normale”, direbbero i più. Come se si potesse catalogare la normalità. Gli schiaffi della vita, però, li hanno relegati tra gli emarginati, i reietti, quelli da evitare sul tram… Poveri, sì, ma con una ricchezza incommensurabile, che buona parte del mondo non sa nemmeno dove sta di casa: la fantasia. Che trasforma una semplice, banalissima penna gialla in un fermaglio d’oro da principessa. Un gesto d’amore, che tramuta in tutto un niente. E quanto avremmo da imparare… Non vogliamo svelarvi troppo di questo libro che, credeteci, è davvero da leggere tutto d’un fiato e con l’anima tra i denti. Ogni personaggio ha qualcosa di familiare, di emozionante, a volte di scostante. Ma non passerà mai senza lasciare traccia. Come la sua storia, che potrebbe essere la nostra storia. La Iannotta si inerpica per i sentieri tortuosi e scoscesi della vita col suo sentire leggiadro da prima etoile, con una scrittura teatrale ritmica ma lieve e sempre puntuale, mai noiosa, un linguaggio sottile ma non sofisticato, privo di orpelli e ghirigori inutili. Per arrivare ad un finale inaspettato che svelerà il flebile legame che accomuna le storie dei singoli personaggi e soprattutto la vera natura della nostra protagonista: la piccola penna gialla. E qui l’autrice ci lascia davvero a bocca aperta con un colpo d’ala che ci farà spiccare il volo verso un altro affascinante universo: la sensitività. Dono di pochi, al pari della sensibilità, che, paradossalmente, possiede chi non si sarebbe immaginato.

Barbara Leone

Redazione

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