‘NDRANGHETA, ORA AGISCE L’INTERPOL

Parte il progetto “I-Can”, un attacco globale alla ‘Ndrangheta

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Il progetto “I-Can”, acronimo di Interpol Coorporation Against ‘Ndrangheta, finanziato dal ministero dell’Interno, è stato presentato ieri a Reggio Calabria dal segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock e dal prefetto Vittorio Rizzi, vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza. L’obiettivo è “una conoscenza approfondita del fenomeno criminale e delle sue conseguenze a livello di sicurezza e di pregiudizio alle libertà dei cittadini”. L’Italia ha richiesto la collaborazione ad altri dieci Paesi, anche se in realtà presenze della ‘ndrangheta sono registrate in ben 32 Stati di quattro diversi Continenti: di fatto, è l’organizzazione criminale più potente al mondo, al passo con la digitalizzazione e i nuovi sistemi di trasferimento del denaro, come i bitcoin. “La squadra dello Stato è compatta. – ha spiegato il prefetto Rizzi durante la conferenza stampa del progetto – I-Can è stato voluto dall’Interpol per contrastare la minaccia ‘ndranghetista. Non possiamo pensare di attaccare gli interessi della ‘ndrangheta nel mondo senza una cooperazione internazionale. La ‘ndrangheta viene immaginata come un fenomeno locale. Purtroppo le indagini ci hanno dimostrato che è uno dei principali broker internazionali, si è diffusa nel mondo in maniera non violenta ma silente, portando capitali all’estero. Oggi abbiamo documentato in cinque Paesi la presenza di locali di ‘ndrangheta. I latitanti più pericolosi sono Rocco Morabito e Francesco Pelle”.

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Un’azione subdola, quella delle cosche calabresi, le quali preferiscono non farsi notare per poter muovere capitali illeciti a livello internazionale senza essere disturbate. Uno degli obiettivi del progetto è quello di costituire un “software preventivo” sulla base dell’analisi di dati freddi, ossia di quei dati relativi ad indagini già concluse, che, messi insieme, dovrebbero rendere possibile la formazione di un profilo dell’attività della ‘Ndrangheta che sia sufficiente a prevedere le possibili mosse dell’organizzazione, così da permettere agli agenti delle Forze dell’Ordine di essere prontamente sui luoghi prima che i gruppi criminali vi si infiltrino; infatti, è quando un meccanismo criminoso si è stabilizzato che diventa molto più difficile fermarlo. Intanto, nella Piana di Gioia Tauro, si registra un successo per la legalità: sono state catturate o abbattute oltre 400 delle “vacche sacre” della ‘Ndrangheta, bovini di proprietà dei clan che circolavano liberamente causando gravi danni al territorio.

Giulio Negri

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